DAB+: il futuro della radio è digitale. Differenze con l’AM / FM

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Portatili dal design compatto ed elegante, da tavolo per adattarsi perfettamente agli arredi moderni, integrate in sistemi audio hi-fi, multiroom o nella propria auto. Di radio ce ne sono tante, ma tante! disponibili in diverse forme e tipologie, per rispondere alle esigenze di tutti gli ascoltatori. 

Come per i diversi dispositivi audio, anche i ricevitori radiofonici sono stati influenzati dalla rivoluzione digitale, soprattutto nel corso degli ultimi 20 anni.

Ciò di cui parleremo in questo articolo riguarda proprio la digitalizzazione della radio, ovvero della trasmissione digitale DAB, che confronteremo con la trasmissione analogica AM / FM. Quest’ultima modalità regna sovrana ancora oggi, ma per quanto tempo sarà così? quale sarà il futuro della radio analogica, della radio come l’abbiamo sempre conosciuta? scopriamolo insieme.

La trasmissione AM / FM: di cosa si tratta?

Tutti noi abbiamo sempre sentito parlare di radio AM / FM. Ma di preciso, cosa indicano questi due acronimi? Fino agli anni 90, il funzionamento della radio era basato essenzialmente solo sulla modulazione analogica delle onde elettromagnetiche.

Con la modulazione analogica il segnale modulante (suono o voce), propagandosi sotto forma di onde elettromagnetiche, viene “modulato” da un demodulatore presente nella radio (che riceve l’onda) assieme al segnale portante (la frequenza corrispondente) per essere poi trasmesso in uno specifico intervallo di frequenze. Il risultato di questo processo sarà un segnale modulato.

 La modulazione di frequenza FM

Se la modulazione del segnale radio in entrata va a modificare la frequenza del segnale portante, si parla di modulazione di frequenza FM (Frequency Modulation). In questo caso, la frequenza del segnale portante è deviato in maniera proporzionale all’ampiezza del segnale modulante.

La trasmissione FM fu inventata dall’ingegnere americano Edwin Armstrong nel 1933, e prese piede in Europa dalla seconda metà del 900. In Italia si diffuse maggiormente negli anni 40, durante l’epoca fascista. 

Assortimento di radio Vintage

È da allora che possiamo ascoltare i segnali radio compresi nell’intervallo di frequenze (Banda Radio FM) 87,5 – 108 Mhz, a cui corrispondono le stazioni radio che tutti noi conosciamo. Questa banda è stata stabilita dal MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) e destinata ad essere utilizzata in Italia solo per le trasmissioni dei programmi radiofonici. 

La nascita del ricevitore radiofonico (detto comunemente “radio”), però, risale alla fine del XIX secolo, merito del genio giovanile di Guglielmo Marconi; iniziò poi ad essere commercializzato agli inizi del 900.

A questo punto, sorge spontanea una domanda: “ma se la trasmissione FM è nata dopo la radio, che tipo di trasmissione presentavano i primi apparecchi”? 

La modulazione di ampiezza AM

Scrutiamo per un attimo la nostra radiolina portatile o da tavolo. Avete notato? esiste un’altra tipologia di modulazione, che può essere selezionata attraverso una manopola o un pulsante switch off in alternativa all’FM. È proprio quella la risposta alla nostra domanda: la modulazione di ampiezza AM (Amplitude Modulation). Inventata dal canadese Reginald Fessenden nei primi anni del 900, la trasmissione AM ha dato il via alla rivoluzione radiofonica.

La radio, infatti, diventò la principale fonte di intrattenimento domestico fino agli anni 40, quando venne poi introdotta la radio FM e il televisore.

Rispetto all’FM, la trasmissione AM aveva ed ha un funzionamento più elementare. Con essa, il segnale portante non varia la propria frequenza in base al segnale modulante (che rimane costante); viene infatti modificato in maniera proporzionale a quest’ultima solo nell’ampiezza.

Detto in parole spicciole, l’AM modula i segnali radio in base all’ampiezza delle onde elettromagnetiche, focalizzandosi sulle frequenze basse. Per quanto riguarda la banda radio di riferimento, per la trasmissione AM ne esistono 3, corrispondenti a tre diverse lunghezze d’onda. Queste differiscono tra loro per l’estensione dell’intervallo delle frequenze di trasmissione:

  • Onde Lunghe (Bassa Frequenza – LF). Estensione: 153 – 279 kHz;
  • Onde Medie (Media Frequenza – MF): banda di trasmissione AM più comunemente usata. Estensione: 525 – 1615 kHz;
  • Onde Corte (Alta Frequenza – HF). Estensione: 2310 kHz – 30 MHz.

Le differenze sostanziali tra AM ed FM

La trasmissione FM nasce essenzialmente per colmare i limiti che presentava la trasmissione AM. Il principale difetto della trasmissione AM è la maggiore sensibilità ai disturbi elettromagnetici rispetto alla trasmissione FM. Questi disturbi nella trasmissione del segnale possono essere causati da:

  • campi elettrici artificiali, ovvero apparecchiature elettriche ed elettroniche che emettono onde elettromagnetiche (cellulari, televisori, elettrodomestici, wi-fi, luci fluorescenti, sistemi di accensione dei veicoli etc..);
  • campi elettrici naturali (fulmini durante i temporali).

Ma perché la trasmissione AM subisce queste interferenze? la risposta sta nel fatto che le trasmissioni AM raggiungono distanze più elevate rispetto alle trasmissioni FM. Il motivo è semplice: le trasmissioni AM interessano soltanto le trasmissioni radio e le frequenze minori,  frequenze che la ionosfera riesce facilmente a riflettere. In questo modo, le trasmissioni AM possono essere captate da ricevitori radiofonici che si trovano anche a distanze considerevoli dal trasmettitore.

La trasmissione FM, invece, risulta qualitativamente superiore rispetto alla precedente proprio perché subisce meno le interferenze elettromagnetiche; per questo motivo viene destinata sia alle trasmissioni radio che della TV, interessando quindi le frequenze maggiori. Il segnale in FM non subisce interferenze anche perché copre distanze più brevi rispetto l’AM. Viene quindi impiegato per applicazioni locali, al massimo nazionali tramite l’uso dei ripetitori.

La novità degli anni 90: la radio digitale (DAB)

Radio digitale DAB+ della Tivoli Audio con Bluetooth.

La digitalizzazione ha interessato, oltre al campo dell’elettronica e dell’informatica, anche quello delle telecomunicazioni, dando così vita nel 1995 alla trasmissione in codifica digitale: il Digital Audio Broadcasting (DAB), in italiano diffusione audio digitale. La tecnologia DAB adottava lo standard MP2 come codec, precisamente l’MPEG-1 Audio Player 2. Questo è il progenitore del noto MP3, codec che conosciamo molto bene perché impiegato per il lettore MP3. 

La tecnologia DAB è stata applicata per la prima volta in via sperimentale in Norvegia e Regno Unito. Da quel momento ha cominciato a diffondersi in proporzioni differenti in altri stati, compresa l’Italia, anche se in maniera piuttosto lenta. Solo in Norvegia la radio digitale è l’unica radio esistente da oramai 3 anni. Ciò è stato possibile perché già nel 2014 tutto il paese aveva una copertura quasi totale del segnale digitale.

Il miglioramento del DAB: la tecnologia DAB+

DAB+

Per migliorare ulteriormente il segnale digitale, l’Istituto europeo per gli standard nelle telecomunicazioni (ETSI) introdusse nel 2007 lo standard DAB+, che andò a sostituire definitivamente il DAB. Oggi infatti, se parliamo di DAB è scontato che facciamo riferimento al DAB+ e non alla prima versione del segnale digitale.

Lo standard DAB+ adotta un determinato algoritmo di compressione denominato HE-AAC (High Efficiency Advanced Audio Codec, o AAC+), e si rifà al codice di correzione Reed-Solomon.

Non entriamo nei dettagli tecnici noiosi, vi diciamo solo che un codice del genere consente una trasmissione priva di disturbi, che è tra l altro il punto forte del segnale DAB+.

Ma qual’è la particolarità che rende questo segnale un’assoluta novità rispetto all’AM/FM? 

La possibilità di trasmettere i canali radiofonici, e quindi la musica e le notizie, accompagnati da file digitali come immagini o testi. In poche parole, con il DAB+ non solo puoi ascoltare un brano che passa per radio senza alcuna interferenza e con la qualità di un CD, ma puoi anche vedere la copertina dell’album da cui il brano è tratto o leggere delle note digitali collegate. Naturalmente, per visionare i contenuti digitali, il tuo ricevitore radio deve avere un display a cristalli liquidi di almeno 4 pollici, sia che si tratti di un autoradio che di una radio portatile casalinga.

Radio analogica e digitale a confronto

Confrontando il segnale DAB+ con quello AM / FM, i vantaggi che la trasmissione digitale presenta non sono pochi.

Come abbiamo già più volte sottolineato, il segnale digitale ha una qualità audio superiore rispetto a quello analogico perché è privo di interferenze e fruscii, e include servizi multimediali innovativi. Ma non è tutto. 

  • Ricerca automatica delle stazioni: col DAB+ ascolterai una stazione radiofonica rilevata automaticamente dal tuo ricevitore, in base al luogo in cui ti trovi e, quindi, alla copertura del segnale;
  • Costi ridotti per gli impianti trasmittenti per canali: la tecnologia DAB+ offre la possibilità di far condividere a più segnali lo stesso multiplex o bouquet senza che questi interferiscono tra loro. Difatti, ogni multiplexer riesce a trasmettere bel 12 canali, fino ad un massimo di 18, consentendo ad una singola frequenza di trasportare numerosi servizi radiofonici. Tutto questo si traduce in un numero inferiore di impianti trasmittenti che, anche se più onerosi rispetto a quelli impiegati per FM, risultano comunque nel complesso meno costosi perché molto più efficienti.
Radiotelescopio in Sardegna.

L’unico svantaggio che potrebbe presentare la tecnologia DAB+ è la scarsa copertura del segnale sul territorio, ma anche a questo inconveniente si sta trovando rimedio, come vedremo più avanti. 

Un altro svantaggio che forse questa trasmissione potrebbe presentare, è che, a differenza del segnale FM, il segnale digitale non subisce interferenze, ma se non prende in modo corretto si interrompe direttamente. Non sentirai mai un segnale digitale disturbato: o lo sentirai bene, o non lo sentirai affatto! In ultimo, rimane il fatto che un ricevitore DAB+ è leggermente più costoso rispetto ad una semplice radio analogica, anche se oggi giorno esistono modelli venduti a prezzi più accessibili rispetto a 20 anni fa. C’è poco da discutere su questo: la qualità si sa, costa!

Il DAB in Italia: un inizio senza il boom

Inizialmente la radio digitale DAB+ non ha avuto un incredibile successo, come è stato ad esempio per apparecchi digitali come il lettore CD. Questo perché, negli anni addietro, la copertura del segnale DAB+, soprattutto in Italia, era ancora piuttosto debole. In più, come abbiamo appena detto, i ricevitori radiofonici digitali avevano un costo superiore rispetto ai semplici ricevitori analogici.

Non hanno giocato a favore della radio digitale neppure le nuove tecnologie tramite cui si ascolta la musica in streaming anche da cellulare. Questo perché, con la possibilità di avere a portata di mano le proprie canzoni, meno persone hanno avvertito la necessità di dotarsi a casa di una radio, cosa che prima invece avveniva.

Ciò non vuol dire che da quando esistono i servizi musicali in streaming non ci sono persone che ascoltano la radio, anzi! Secondo i dati statistici raccolti dal TER (Tavolo Editori Radiofonici), gli italiani che ascoltano la radio sono ben 35 milioni

La maggior parte di questi, però, più che ascoltarla in casa, la ascolta in auto, durante gli spostamenti giornalieri per lavoro o svago. È anche per questo che si stanno diffondendo gli apparecchi radiofonici digitali per auto, proposti dalle case automobilistiche come optional. Sicuramente, un guidatore apprezzerà maggiormente un segnale privo delle classiche interferenze dell’analogico (che lungo la strada si presentano quasi sempre), rispetto ad un ascoltatore in casa

La copertura del segnale DAB+: nuovi sviluppi

Consultando il sito dab.it possiamo constatare che il segnale digitale DAB in Italia ha una copertura non omogenea.

Dalla cartina (i cui dati si riferiscono all’anno 2018) si deduce che il segnale DAB gode di un’ampia copertura soprattutto nel Centro Nord e sulle fasce costiere. Di contro, ha una copertura piuttosto scarsa in regioni come la Valle d’Aosta, il Trentino, le Marche, la Calabria e la Basilicata. È invece quasi assente (in proporzione all’estensione territoriale della regione) in Sicilia, Sardegna e in Molise. Copertura discreta invece per la Campania (particolarmente concentrata nella parte nord della regione), la Liguria e l’Abruzzo.

Copertura segnale DAB in Italia, 2018. Fonte: dab.it.

Aggiornamento dati raccolti nell’anno 2019

Segnali più incoraggianti, invece, provengono dalle rilevazioni effettuate da eurodabitalia, soprattutto per la copertura del segnale digitale delle nostre isole. Dalla loro rappresentazione, infatti, emerge che quest’anno la copertura del segnale DAB è stata rafforzata proprio in quelle regioni in cui era scarsa, come appunto la Sicilia e la Sardegna.

Copertura di Eurodabitalia, dati anno 2019. Fonte: www.eurodabitalia.it.

Quale sarà il futuro della radio DAB+?

Il passaggio completo al segnale digitale è ormai questione di tempo. Lo si deduce soprattutto dalle ultime novità normative che stanno avvenendo nel nostro paese. 

Infatti, in base a quanto dichiarato da Stefano Patuanelli (l’attuale Ministro dello sviluppo economico) durante l’audizione alla Commissione Trasporti della Camera, il governo intende dare un ulteriore impulso allo sviluppo della radio digitale in Italia.

Tramite la legge di bilancio 2019 è stata disposta la pianificazione e l’assegnazione delle frequenze in VHF per la radiofonia digitale e, nel caso sia necessario, per il servizio televisivo digitale terrestre. Questo, unito alle disposizioni del Piano definito da AGCOM e al rilascio della banda 700 MHz e, considerato il riassetto del sistema televisivo, si tradurrà in una maggiore disponibilità numerica di frequenze per la radio digitale.

In più, con la legge n. 205/2017 si prevede l’obbligo di vendere all’ingrosso dal 1° giugno 2019 e al dettaglio dal 1° gennaio 2020, radio con la ricezione sia digitale che analogica.

C’è da dire che queste disposizioni viaggiano di pari passo con le linee europee stabilite dal nuovo Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche, da recepire entro il 21 dicembre 2020. Secondo queste linee, si prevede l’installazione automatica del DAB+ nelle auto di nuova immatricolazione, lasciando agli stati membri la possibilità di estendere la prescrizione ad altri apparecchi. 

Se vogliamo riassumere quanto detto, il futuro della radio digitale in Italia è sicuramente oggi più roseo rispetto a qualche anno fa, quando ancora era percepita come una tecnologia senza margine di crescita!

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