Audio Multiroom: col Wireless la musica non ha confini! (Parte 2)

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Prima di parlare dei sistemi audio multiroom basati sulla connettività wireless è doveroso introdurre i sistemi audio che li hanno preceduti: quelli cioè basati sulla filodiffusione.

Oggigiorno possiamo dire che installare un sistema audio multiroom a casa è davvero un gioco da ragazzi grazie alla connettività wireless (vedi parte 1).

 Ma sarà stato così semplice anche in passato montare un impianto multiroom in casa? come potrai intuire, la risposta è no.

Quando ancora la connettività wireless non esisteva, chi desiderava installare un sistema audio del genere nella propria abitazione doveva prima di tutto farsi due conti economici e architettonici. Innanzitutto perché, come abbiamo anticipato qui, la connessione degli altoparlanti tramite la modalità wireless è stata introdotta soltanto nei primi anni 2000 da Sonos.

Questo vuol dire che i primi sistemi multiroom si basavano sulla diffusione della musica tramite il collegamento delle componenti audio attraverso dei fili. Da qui la definizione di sistema per filodiffusione, anche se, considerando il suo originario significato, l’utilizzo della parola “filodiffusione” è abbastanza impropria.

Difatti, a meno che tu non abbia scritto una tesi o fatto una ricerca specifica sull’argomento, pochi dei nati dopo gli anni 70 sanno che la filodiffusione era originariamente un sistema di trasmissione dei canali radio tramite la linea telefonica.

Questo sistema è stato impiegato per la prima volta in Italia dalla Rai l’1 dicembre 1958, trasmettendo il segnale solo nei capoluoghi di provincia “storici” posizionati fino a 5-7 Km dalle centrali Telecom connesse al servizio. Oggi la filodiffusione è in parte oscurata dallo streaming internet, anche se sono ancora attivi due canali: Rai Fd4 – musica leggera, pop, jazz; Rai Fd5 – musica classica, operistica.

Il meccanismo portante della filodiffusione, ovvero la diffusione dei canali musicali rai tramite un cavo (chiamato doppino telefonico), è stato quindi il punto di partenza per il concepimento della diffusione audio tramite fili.

L’evoluzione del sistemi di filodiffusione: andiamo per gradi

Che caratteristiche avevano i primi sistemi audio multiroom? Sicuramente i primi sistemi audio di filodiffusione erano costituiti dalle solite tre componenti audio che caratterizzano i sistemi dei giorni nostri:

  • una sorgente audio;
  • un amplificatore;
  • due a più casse.

Le differenze sostanziali tra i sistemi di filodiffusione di ieri e di oggi riguardano la tipologia della sorgente audio, le caratteristiche aggiuntive che sono state sviluppate sugli amplificatori e i dettagli strutturali e qualitativi delle casse acustiche.

I primi sistemi di filodiffusione: dagli anni 50 in poi

Ascoltare musica in casa tramite la filodiffusione non era un’impresa semplicissima per i nostri nonni. Negli anni 50, infatti, installare un sistema audio con tre componenti non soltanto significava avere una casa spaziosa, ma anche la disponibilità economica sia per l’acquisto di tutti i componenti necessari che per le spese di montaggio. Difatti, oltre ai costi per l’installazione dell’impianto si dovevano affrontare anche quelli riguardanti le modifiche strutturali necessarie per nascondere i fili tra le mura di casa.

Le sorgenti audio erano prettamente analogiche (giradischi, mangianastri) e piuttosto ingombranti, ma mai quanto le casse acustiche. La difficoltà maggiore era appunto il posizionamento ottimale di queste ultime. Essendo abbastanza grandi e non ancora perfezionate per l’impiego multiroom, non era facile disporle dove meglio si doveva, e si finiva così col posizionarle dove meglio si “poteva”.

La grandezza delle casse acustiche era giustificata dal fatto che, per poter rendere al meglio, i modelli dell’epoca necessitavano di molti watt per esprimersi al meglio, di conseguenza di altoparlanti più grandi rispetto a quelli attuali.

C’è da aggiungere che, comunque, durante gli anni 50 gli altoparlanti dell’epoca erano già il risultato di anni di studi, ricerche e brevetti iniziati dalla fine del XIX secolo. Erano infatti ampiamente diffuse le casse elettrodinamiche a bobina mobile, impiegate soprattutto nelle radio fino agli anni 40. Verso la fine degli anni 50, invece, vennero commercializzate le prime casse elettrostatiche a banda intera – full-range (Fig.1), che erano essenzialmente ad una via (presentavano un unico altoparlante).

Fig.1: Primo diffusore elettrostatico a gamma intera “Quad ELS”, 1957.

Le casse acustiche successive, ideate tra gli anni 70 e 80, vennero migliorate attraverso l’installazione di due diversi altoparlanti: il woofer e il tweeter, da qui la dicitura di casse a due vie. Questo consentiva alla cassa di catturare separatamente le frequenze basse e alte tramite il filtro crossover, integrando altre tipologie di filtri che andavano a modificare pesantemente il suono.

Annuncio pubblicitario della University Loudspeakers di New York, diffusori BO Sout Kensico Ave White per sistemi audio.
Fonte: Rivista “Alta Fedeltà”, numero 12, Anno III – Dicembre 1959.

Per quanto riguarda le dimensioni considerevoli dei componenti audio, lo stesso discorso fatto per le sorgenti e le casse valeva per i primi amplificatori stereo a valvola termoionica.

Questi risultavano pesanti e, per l’appunto, di grandi dimensioni, con una struttura per la maggior parte delle volte anche molto appariscente. I primi amplificatori a valvola erano anche più costosi rispetto ai successivi modelli transistor, perché necessitavano di componenti passivi di alta qualità come condensatori, trasformatori di uscita, resistenze e via di seguito.

Amplificatore di potenza d’alta fedeltà e amplificatore dell’Acustical Quad II.
Fonte: Rivista “Alta Fedeltà”, numero 1, anno I, Maggio 1957.

La rivoluzione digitale: dagli anni 80 agli anni 2000

Nella scala dell’evoluzione dei sistemi multiroom, le scoperte tecniche che hanno permesso di salire al gradino evolutivo successivo sono state piuttosto rivoluzionarie.

In generale, cosa hanno comportato queste nuove scoperte? una considerevole riduzione delle dimensioni delle componenti, unita all‘aumento della versatilità e della facilità dell’utilizzo dei sistemi. Nello specifico, tra gli anni 80 e 90, le componenti audio andavano via via migliorando rispetto ai modelli precedenti grazie all’implementazione delle nuove tecnologie sviluppate verso la fine degli anni 50: la rivoluzionaria tecnologia digitale.

Si perché, con la digitalizzazione, scoppiò una vera e propria rivoluzione, che investì non solo il campo dell’informatica e delle telecomunicazioni, ma anche quello dell’audio. Cosa ha comportato la rivoluzione digitale per i sistemi audio multiroom? in parole spicce, ha introdotto l’utilizzo della prima sorgente digitale sviluppata nel corso degli anni 80: il lettore CD.

Primo lettore CD della storia, il Sony CDP-101, commercializzato nel 1982. Fonte: Wikipedia.

Come potete intuire, il lettore CD è una sorgente meno ingombrante e più pratica da utilizzare rispetto ai giradischi negli anni precedenti, oltre al fatto che consente la riproduzione di un suono migliore, più pulito e privo dei tipici “graffi sonori” dei vinili. 

In più, grazie alla diffusione della “musica liquida” (neologismo coniato nel 2007 dalla rivista SUONO) tramite i lettori mp3 e le chiavette USB, la categoria di questa nuova tipologia di sorgenti audio diventò più ampia e variegata. Naturalmente, una sorgente di tipo digitale per essere utilizzata andava collegata ad un amplificatore predisposto alla codifica di segnali digitali. Gli amplificatori dell’epoca, perciò, vennero costruiti per ricevere il debole segnale musicale proveniente dai giradischi, i mangianastri, la radio, il lettore CD ed mp3.

I primi amplificatori stereo integrati presentavano essenzialmente due canali, uno destro e uno sinistro, a cui potevano essere collegati due o al massimo quattro altoparlanti. I modelli successivi vennero progettati con porte USB, la radio e un ingresso mini jack per consentire il collegamento di chiavette USB, lettori mp3 e dagli anni 2000 in poi anche di smartphone.

Per quanto riguarda le casse, invece, i miglioramenti che hanno registrato sono stati piuttosto significativi. Infatti, dagli anni 80 in poi, si è fatto inversamente proporzionale il rapporto grandezza – potenza: ad altoparlanti di dimensioni più ridotte corrispondevano una maggiore potenza in termini di watts! In più, si cominciarono a trovare sul mercato diverse tipologie di altoparlanti a due vie di tipologie differenti a seconda del tipo di installazione che si desiderava:

  • a incasso (con installazione nelle pareti per la massima mimetizzazione);
  • a parete  (fissati al muro tramite ganci o posizionati su scaffali);
  • a colonna (pensati soprattutto per usi professionali).

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